Come Togliere I Denti Da Latte Che Dondolano?

Come Togliere I Denti Da Latte Che Dondolano
I denti da latte: istruzioni – Alcune ” i struzioni per l’uso “, anzi per la caduta dei denti da latte, per genitori – come me – ansiosi: > Se i denti da latte faticano a staccarsi, i genitori possono aiutare il processo afferrando il dente “che dondola” con una garza, ruotarlo e leggermente tirarlo. Non dovrebbe uscire sangue ma nel caso si verificasse una piccola emorragia, si potrà fare pressione sulla gengiva sanguinante con una garza pulita. > Oddio non cade, che fare? Aspettare ancora un poco : la perdita dei denti da latte è un processo che dura molto poco nel caso degli incisivi, mentre può richiedere anche alcuni mesi per i molari, > I denti da latte dondolano ma non si staccano : e adesso? Se i denti da latte dondolano da parecchi giorni ma non si sono ancora staccati facilmente, consigliamo di consultare il dentista pediatrico, che ci dirà il da farsi: aspettare ancora o procedere con una piccola estrazione. Infatti c’è il rischio che i denti da latte ostacolino la crescita dei denti definitivi, che possono crescere storti. > Se lo ingerisce? In caso i denti da latte caduti vengano ingeriti, nella maggior parte dei casi non vi sono conseguenze o pericoli, Se avete dubbi consultate il pediatra. > I denti permanenti che crescono sotto danno fastidio o dolore? Utilizziamo alcuni rimedi naturali : impacchi freschi, sciacqui con sale, tisane di malva o gel di aloe vera puro.

Come togliere un dente che dondola a casa?

Si disinfetta la zona con del gel o spray con clorexidina per un minuto. Si raffredda la gengiva perché il freddo anestetizza, in studio si usa questo spray, ma va anche bene un cubetto piccolo di ghiaccio. Si fa compiere rapidamente al dente un movimento di torsione (vedi video a inizio pagina).

Come togliere il dente che si muove?

Si può rinforzare un dente che si muove? La prevenzione e gli altri rimedi – Se si ha un dente che si muove, il primo pensiero è quello di “bloccarlo” tramite qualche rimedio che possa interrompere la fastidiosa e preoccupante mobilità. In realtà non è possibile farlo nel senso stretto del termine e non bisogna neanche mai dimenticare che se si ha un dente che si muove, prima di intervenire sul dente stesso per bloccarlo, è necessario curare le condizioni che ne hanno determinato l’indebolimento strutturale e la conseguente mobilità.

Dunque se il dente che si muove è causato da un’infiammazione delle gengive, bisogna prima agire su quella, altrimenti si rischia solo di vedere peggiorare la situazione. La prima arma che bisogna mettere in campo dunque è la prevenzione : visite periodiche dal proprio dentista di fiducia, operazioni di pulizia e detartrasi semestrali o annuali in assenza di problemi particolari, contribuiranno a prevenire un dente che si muove e tutti i fastidi legati a questa condizione.

Tra i rimedi invece ritroviamo la tecnica del curettage, detta anche levigatura delle radici, che agendo attraverso una pulizia profonda delle gengive e delle tasche paradontali, va ad eliminare anche le parti “morte” di cemento radicolare, favorendo la formazione di nuove strutture sane.

  1. La tecnica del curettage rientra dunque a tutti gli effetti tra i rimedi per migliorare la situazione di un dente che si muove, ma in un certo senso è ottima anche come arma di prevenzione in tutti quei casi in cui si soffre di accumulo anomalo di placca nelle tasche gengivali.
  2. Agendo con questo tipo di pulizia profonda infatti, si evita l’infiammazione delle gengive e si previene la possibilità di sviluppare la parodontite e dunque anche di ritrovarsi con un dente che si muove.

Un altro rimedio per curare un dente che si muove è quello di ricorrere, in caso di parodontite, ad una terapia paradontale conservativa che potrà limitare la mobilità del dente permettendo così da evitarne una possibile caduta. Si tratta di una pulizia molto approfondita che va a pulire anche le tasche sottogengivali, eliminando placca, tartaro e batteri, pulendo le superfici radicolari e favorendo così la naturale rigenerazione dei tessuti gengivali.

Cosa vuol dire se un dente dondola?

Quali cause ci sono dietro un dente che si muove? – Un dente si muove se la struttura che lo tiene saldo all’osso alveolare è danneggiata. Tale struttura prende il nome di parodonto e può definirsi come l’insieme di: tessuti, gengiva, alveolo e parte della radice del dente.

Si tratta dunque di un’unità funzionale che avvolge il dente all’interno dell’alveolo. Probabilmente l’idea comune è che il dente sia incastrato all’interno dell’osso, in realtà è proprio il legamento parodontale a tenere fisso il dente. Il parodonto è composto a fibre di tessuto che da un lato sono legate all’osso mascellare e dall’altro alla radice del dente.

Quindi, in presenza di un dente che si muove il primo pensiero deve essere rivolto proprio allo stato di salute del parodonto.

Cosa succede se dondola un dente?

Denti che si muovono: parodontite e mancanza di osso – Una delle cause principali è costituita dalla parodontite, infiammazione delle gengive che, se trascurata, può portare alla perdita dei denti, Ecco perché uno dei campanelli di allarme è proprio la mobilità, in quanto i batteri provocano una riduzione dell’osso favorendo l’instabilità dentale.

Come spingere un dente indietro?

LA POSIZIONE MENTRE SI DORME – La posizione che si assume quando si dorme è molto importante per non storcere i denti. La testa infatti è molto pesante ed esercita una notevole pressione sulle componenti corporee, quali sono i denti, che non sono fisse al 100% e che quindi risentono di sollecitazioni che, per quanto minime, vengono mantenute costanti nel tempo.

Dormire a testa (o a pancia) in giù costituisce per l’appunto una pressione leggera ma costante che può portare a spingere i denti verso l’interno. Una valida alternativa alla posizione prona può essere dormire di lato o in posizione supina. In questa posizione i denti non “subiscono” il peso della testa e non vengono quindi sollecitati.

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Il consiglio è valido tanto per i più piccoli quanto per le persone adulte.

Cosa fare se un dente cresce dietro quello da latte?

Spesso i genitori si rivolgono al dentista allarmati per la posizione anomala dei nuovi denti. In realtà però questa situazione è normale e accade di frequente. Il dentista può intervenire aiutando semplicemente i denti decidui a cadere, spesso invitando solo il piccolo paziente a muoverlo e giocare col dentino.

Come togliersi un dente?

Estrazione semplice e chirurgica – Un dente può essere estratto secondo due modalità differenti:

  1. Estrazione semplice (intervento di avulsione più comune): viene eseguita su un dente ben visibile e totalmente erotto attraverso la gengiva. Il dentista, dopo aver accuratamente anestetizzato il dente malato/problematico, estrae semplicemente il dente con appositi strumenti (elevatore e pinza), esercitando una pressione più o meno importante su di esso.
  2. Estrazione chirurgica: intervento di avulsione più complesso, eseguito su denti inclusi o non facilmente accessibili (sono ancora parzialmente o completamente coperti dalla gengiva). L’estrazione chirurgica del dente richiede un’attenta e precisa incisione preliminare sulla gengiva, indispensabile per creare un ingresso da cui accedere più facilmente al dente. Non è raro che un elemento dentale particolarmente ostico da rimuovere necessiti della rimozione di alcuni frammenti di osso ad esso circoscritti. In questi casi, il dente problematico può essere suddiviso in più sezioni per agevolarne l’avulsione. L’intervento può essere eseguito in anestesia locale (nello studio dentistico) o generale (in ambito ospedaliero).

Come si chiama quando si muovono i denti?

Burxismo – Ovviamente non dovete spaventarvi o improvvisarvi dottori cercando online le cause della vostra mobilità dentale ma rivolgervi a uno specialista che vi indichi quali sono le cause altrimenti rischiate di impressionarvi quando magari il problema è un altro.

Infatti la mobilità dentale non è sempre un sintomo di una malattia parodontale ma può essere provocata anche da altri disturbi come il bruxismo, Il burxismo è una patologia che consiste nel continuo e inconscio sfregamento dei denti durante le ore notturne: digrignare i denti. A lungo andare questa patologia comporta una perdita dello smalto dentale e un indebolimento dei denti che possono cominciare a muoversi a causa di una perdita di stabilità.

In questo caso è necessario lavorare sulla risoluzione del disturbo ad esempio portando un bite durante la notte che protegga i denti dalle eccessive sollecitazioni. Si raccomanda di non trascurare un dente instabile, la presenza di uno o più denti instabili non è una situazione da sottovalutare: non solo viene limitato il normale svolgimento delle attività quotidiane, ma si corre il rischio di perdere i denti coinvolti, con il progressivo peggioramento della situazione.

Come si fa il curettage?

Cos’è il curettage gengivale –

  • Conosciuto anche con il nome di raschiamento e levigatura radicolare, il curettage gengivale è una pulizia dei denti più profonda rispetto a quella classica che ha l’obiettivo di eliminare i batteri presenti nella zona delle gengive.
  • In particolare, parliamo di una procedura che rimuove la placca e il tartaro che si accumula nelle cosiddette tasche parodontali, ossia quella parte di tessuti sotto la gengiva che circondano il dente, evitando così l’infiammazione delle gengive e l’avanzamento di malattie e disturbi parodontali.
  • Prima di procedere al trattamento, il dentista deve valutare la profondità della tasca e in base ad essa scegliere l’intervento necessario, tra i seguenti:
  • curettage dentale a cielo chiuso, un procedimento meccanico e indolore durante il quale la superficie radicolare viene liberata dalla placca e levigata;
  • curettage dentale a cielo aperto, che prevede invece un piccolo intervento chirurgico durante il quale si separa la gengiva dall’osso, si rimuove il tartaro e si richiude con alcuni punti di sutura.

La placca e il tartaro, infatti, sono il risultato di residui alimentari, batteri e cellule morte che vengono a formarsi a seguito di una scarsa igiene orale e che si accumulano non soltanto tra i denti e intorno ad essi ma anche sotto la superficie delle gengive dove possono causare danni più gravi.

La formazione del tartaro può causare lo sviluppo di varie specie di batteri che, a loro volta causano infiammazioni, il disturbo della, la perdita del sostegno osseo sotto il tessuto gengivale e dei denti stessi. Il curettage gengivale è un trattamento di chirurgia di routine per la pulizia e la prevenzione dei disturbi dentali che si esegue nello studio dentistico sotto anestesia locale e a seguito di specifici esami preventivi.

Si tratta di una vera e propria levigatura della radice del dente che viene pulita e liberata dagli strati di placca e tartaro accumulati. Per un risultato efficace, il curettage può essere effettuato combinando due tecniche: da un lato la levigatura meccanica, che procede alla rimozione degli strati di placca accumulata andando a raschiare con appositi strumenti sulla radice o sulla superficie della gengiva, che risulterà così liscia e pulita; dall’altro lato si ha il laser, capace di eliminare il tartaro sottogengivale che causa la proliferazione batterica.

  1. Al termine del trattamento, per nulla invasivo, l’area del curettage gengivale viene disinfettata con un apposito liquido e dopo qualche giorno la gengiva del paziente tornerà ad aderire ai denti.
  2. È importante sottoporsi a questa tecnica di pulizia profonda sin dai primi sintomi di infiammazione alle gengive, nelle fasi iniziali di una parodontite per evitare un peggioramento, ma anche come terapia di supporto alle sedute periodiche di detartrasi, ossia dell’igiene orale professionale.
  3. È consigliabile ricorrere al curettage almeno due volte l’anno in un’ottica di prevenzione per la pulizia profonda delle gengive e per migliorare la sensibilità dei denti, anche se le tempistiche possono essere meglio precisate dagli specialisti durante la visita, allo scopo di ottimizzare e mantenere i vantaggi dell’intervento e i risultati ottenuti.
  4. Le gengive gonfie, arrossate e con perdita di sangue sono i primi sintomi di un’infiammazione che deve essere valutata con attenzione per non degenerare, con il serio rischio di perdita di uno o più denti, specialmente se si tratta di donne in gravidanza.

Si ricorre a un curettage gengivale ogni volta che si è in presenza di un disturbo parodontale o di una gengivite, due problemi orali tra i più comuni e tra i più frequenti su cui è bene intervenire sin dai primi sintomi anche con una procedura chirurgica se necessario.

Queste due malattie, infatti, colpiscono le gengive e le strutture vicine ai denti, danneggiando la salute di tutto il cavo orale e compromettendo anche l’estetica dentale. La gengivite è un’infiammazione delle gengive che può causare gonfiore, sanguinamento, fastidio in aree specifiche nonchè recessione gengivale.

In genere, la causa risiede in una cattiva igiene del cavo orale e in un accumulo della placca attorno ai denti. La malattia parodontale invece è un livello avanzato di gengivite in cui i batteri penetrano nelle tasche parodontali che circondano il dente, causando danni importanti sia al dente che alle sue strutture di sostegno, come la gengiva, l’osso ed il legamento parodontale che circonda la radice del dente.

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In questo caso la malattia richiede un trattamento immediato, prima che diventi più grave: il curettage gengivale è indispensabile perché aiuta a fermare l’avanzamento della malattia e curare i denti colpiti. Sono opportune delle visite specialistiche per individuare il problema e capire quale trattamento eseguire per risolverlo.

Talvolta, oltre al curettage si può richiedere anche uno sbiancamento dentale, così da risolvere del tutto l’eventuale problema di estetica dentale che poteva essersi verificato per l’accumulo eccessivo di placca e tartaro che viene rimosso con l’intervento.

Come abbiamo descritto in precedenza, il trattamento di curettage consiste in un vero e proprio intervento chirurgico durante il quale lo specialista opera una sorta di raschiamento della superficie delle radici dei denti, arrivando sotto la gengiva ed eliminando così tutti i batteri accumulati nelle tasche.

Il raschiamento dentale di tutta la bocca normalmente si effettua in diverse sessioni e di solito si divide in 2 o 4 sedute a diversi giorni di distanza. Al termine di ogni seduta, è possibile notare dei piccoli cambiamenti nella zona trattata che può essere lievemente indolenzita o sanguinante e leggermente dolorosa al contatto.

  • La situazione tornerà alla normalità in poco tempo, ma cosa fare subito dopo il trattamento per agevolare il processo di guarigione?
  • Subito dopo l’intervento di curettage, è possibile notare una leggera infiammazione delle gengive che possono essere di colore rossastro con alcune macchie leggermente più scure ed essere anche sanguinanti.
  • Per questo, ricordandoti di seguire sempre le raccomandazioni del tuo dentista, ecco i nostri consigli:
  • spazzola i denti con delicatezza scegliendo uno spazzolino morbido
  • evita di mangiare alimenti duri, preferisci cibi morbidi e soffici
  • utilizza uno scovolino per la pulizia interdentale chiedendo al tuo dentista come si usa lo scovolino e come scegliere la misura degli scovolini dentali
  • prendi un analgesico per il dolore utilizzando la dose indicata dal tuo dentista
  • non fumare
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Come staccare denti?

L’estrazione del dente viene eseguita utilizzando strumenti odontoiatrici manuali, per rimuovere i denti non vitali e non sani. Un’adeguata anestesia è importante. Si deve prevenire l’alveolite post-estrattiva. Anche quando indicato, l’estrazione dentale d’emergenza è in genere eseguita da un dentista, tranne quando un dentista non è disponibile (p.

Infezione grave in un dente non vitale e non recuperabile Marcata mobilità dei denti (p. es., a causa di infezione, malattia parodontale, trauma) con possibile rischio di ingestione del dente

Controindicazioni assolute

Il sito è stato in precedenza fortemente irradiato (l’estrazione potrebbe scatenare l’osteoradionecrosi) Il sito è in prossimità di un’area di infezione o di malignità (l’estrazione può diffondere la malattia) Il sito adiacente è lesionato (il dente potrebbe fungere da stabilizzatore della frattura)

Controindicazioni relative

Coagulopatia*: quando possibile, correggere prima dell’intervento. Gravidanza: quando possibile evitare il trattamento nel 1o trimestre.

Lesioni alla mucosa, ai denti, alla mascella (p. es., tuberosità mascellare o al seno) o alla mandibola (p. es., frattura, lesione dell’articolazione temporo-mandibolare) a causa di una forza eccessiva o mal indirizzata Perforazione del seno mascellare durante l’estrazione dei molari mascellari o di alcuni premolari Lesioni nervose con conseguenti alterazioni sensoriali (p. es., intorpidimento, dolore prolungato, ipersensibilità e perdita del gusto) Perdita di un dente o di un frammento di dente all’interno del seno mascellare Ingestione del dente

Poltrona odontoiatrica, sedia rigida con supporto per la testa o barella Sorgente luminosa per l’illuminazione intraorale Guanti non sterili Maschera e occhiali di sicurezza o visiera Tamponi di garza Applicatori con punta in cotone Specchio odontoiatrico o abbassalingua Aspiratore, preferibilmente a punta stretta (da 3 a 5 mm) non Yankauer Apribocca in gomma per bloccare i denti inferiori (per aiutare a proteggere l’articolazione temporo-mandibolare impedendo un’eccessiva pressione sulla mandibola, la taglia pediatrica è di solito adeguata sia per i bambini che per gli adulti) Divaricatori (p. es., divaricatore per guance Minnesota, divaricatore linguale Weider) Elevatori, #9 Molt: elevatore periostale; #301 (stretto) o #34 (largo): elevatori dritti; #92: elevatore a baionetta Pinze, #150 o #150S (piccola): pinze universali per l’arcata dentale superiore; #151 o #151S (piccola): pinze universali per l’arcata dentale inferiore

Gli strumenti dentali di base comprendono un piccolo elevatore periostale (Molt o Freer), un elevatore #301 e pinze universali per l’arcata (#150 – superiore, #151 – inferiore). Attrezzatura per l’anestesia locale:

Unguento topico anestetico* (p. es., lidocaina 5%, benzocaina 20%) Anestetico locale iniettabile come lidocaina 2% con adrenalina † 1:100 000, o per anestesia di lunga durata, bupivacaina 0,5% con adrenalina † 1:200 000 Siringa odontoiatrica di aspirazione (a cilindro stretto e cartucce di anestetici iniettabili su misura) o altro tipo di siringa a cilindro stretto (p. es., 3 mL) con sistema di blocco del raccordo Ago da 25 o 27 gauge: lungo 2 cm per l’infiltrazione sopraperiostale; lungo 3 cm per i blocchi nervosi

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* ATTENZIONE: tutte le preparazioni anestetiche topiche vengono assorbite dalle superfici mucose e un’intossicazione può derivare dal superamento dei limiti di dose. Gli unguenti sono più facili da controllare rispetto ai liquidi e ai gel topici meno concentrati.

L’eccesso di benzocaina raramente può provocare metaemoglobinemia. † Dose massima di anestetici locali: lidocaina senza adrenalina, 5 mg/kg; lidocaina con adrenalina, 7 mg/kg; bupivacaina, 1,5 mg/kg. NOTA: una soluzione all’1% (di qualsiasi sostanza) corrisponde a 10 mg/mL (1 gm/100 mL). L’adrenalina provoca vasocostrizione, che prolunga l’effetto anestetico; questo è utile nei tessuti ben vascolarizzati come la mucosa orale.

I pazienti con malattia cardiaca devono ricevere solo quantità limitate di adrenalina (massimo 3,5 mL di soluzione contenente 1:100 000 adrenalina); in alternativa, utilizzare un anestetico locale senza adrenalina.

Se un dente viene estratto e anche i tessuti molli periorali devono essere riparati (p. es., lacerazione delle labbra), è preferibile procedere dall’interno verso l’esterno (ossia, va rimosso prima il dente e dopo va ricostruito il labbro).

Alcuni pazienti necessitano di un pretrattamento:

La profilassi antibiotica per l’endocardite Schemi di profilassi antibiotica L’endocardite infettiva è un’infezione dell’endocardio, di solito batterica (frequentemente, streptococchi o stafilococchi) o talora fungina. Può causare febbre, soffi cardiaci, petecchie, anemia. maggiori informazioni deve essere somministrata prima dell’estrazione dentale a quei pazienti ad alto rischio Pazienti ad alto rischio L’endocardite infettiva è un’infezione dell’endocardio, di solito batterica (frequentemente, streptococchi o stafilococchi) o talora fungina. Può causare febbre, soffi cardiaci, petecchie, anemia. maggiori informazioni, La sedazione può essere necessaria per i pazienti che non sono in grado di collaborare durante la procedura.

Il pavimento del seno mascellare può essere molto sottile, e le radici dei denti possono toccare o penetrare nel seno. La parete laterale della mascella è relativamente sottile. Così, la maggior parte dei denti mascellari può essere anestetizzata mediante una semplice infiltrazione locale all’apice (punta della radice) del dente, dato che la soluzione anestetica si diffonde rapidamente attraverso il sottile osso laterale. Nervo alveolare inferiore: valutare tramite RX vista la vicinanza delle radici molari inferiori al nervo per evitare lesioni involontarie del nervo. Altri nervi dentali: per prevenire danni ai nervi, si deve evitare la prossimità della mucosa di rivestimento (ossia, il lato linguale della mandibola, il lato buccale della mandibola nella regione premolare ), e va prestata attenzione alla mucosa di rivestimento sopra i canini/premolari mascellari (nervo infraorbitario). Articolazione temporo-mandibolare: poiché un’eccessiva pressione sulla mandibola può danneggiare l’articolazione, la mandibola va sostenuta con una mano e quando possibile va utilizzato un apribocca.

Posizionare il paziente inclinato, con la testa del paziente a livello dei gomiti e l’occipite appoggiato. Per la mascella inferiore, utilizzare una posizione seduta semi-sdraiata, rendendo il piano occlusale inferiore approssimativamente parallelo al suolo quando la bocca è aperta. Per la mascella superiore, utilizzare una posizione più supina, mettendo il piano occlusale superiore a circa 60-90 gradi rispetto al suolo. Girare la testa ed estendere il collo in modo che il dente sia chiaramente visibile e accessibile: in generale, la testa va lievemente girata verso fuori per estrarre i denti dal lato dell’operatore invece per i denti dal lato opposto la testa va leggermente girata verso l’operatore. Tenere la testa rivolta in avanti per i denti anteriori.

Prima della procedura, eseguire radiografie periapicali o panoramiche per valutare il dente in questione, l’osso alveolare circostante e le strutture vicine.

Indossare guanti non sterili, una maschera e occhiali di sicurezza o una visiera.

Fornire anestesia locale

Valutare se è necessaria la sedazione. Se è necessaria un’anestesia supplementare, eseguire delle infiltrazioni locali (blocco circonferenziale) intorno al dente.

Estrarre il dente

Posizionare una garza 4″ x 4″ parzialmente dispiegata posteriormente al dente per evitare la l’ingestione accidentale del dente; da eseguire delicatamente per evitare conati di vomito.

I passaggi chiave sono per

Liberare il margine gengivale attaccato al dente. Ottenere una mobilità iniziale del dente usando un elevatore. Mobilitare ulteriormente il dente e quindi estrarlo utilizzando una pinza. Lavare e, se necessario, curettare l’alveolo. Applicare una garza compressiva.

Per liberare il margine gengivale, inserire l’estremità appuntita di un elevatore periostale #9 tra il margine gengivale e il dente. Mantenere il punto a contatto con la radice del dente e far avanzare l’elevatore lungo l’asse longitudinale verso la punta della radice; mentre viene inserito, l’elevatore distacca delicatamente il margine gengivale dal dente.

Eseguire in maniera circolare tutto intorno al dente. Inoltre, solo sul lato buccale, distaccare la piccola papilla gengivale triangolare tra il dente da rimuovere e il dente/i denti direttamente adiacenti. Aumentare la mobilità iniziale del dente utilizzando un elevatore dritto (p. es., #301 o #92). Inserire delicatamente l’elevatore perpendicolarmente al dente nello spazio tra il dente da rimuovere ed il dente adiacente.

L’elevatore deve essere appoggiato sulla cresta dell’osso tra i denti. L’elevatore ha 2 superfici; la superficie concava è quella destinata ad agire e deve essere rivolta verso il dente da rimuovere. Un bordo dell’elevatore è tenuto contro l’osso alveolare tra i denti; questo bordo è mantenuto in posizione e utilizzato come fulcro mentre l’altro bordo è ruotato verso il dente che viene rimosso per mobilizzare il dente ed espandere l’alveolo.

  • NON utilizzare il dente adiacente come fulcro.
  • La mobilizzazione con l’elevatore dritto di solito viene prima effettuata davanti al dente da estrarre e poi posteriormente al dente.
  • L’elevatore dritto può anche essere inserito verticalmente lungo l’asse longitudinale del dente tra la radice e l’incavo e poi ruotato per espandere ulteriormente l’incavo.

Non utilizzare come fulcro l’osso alveolare sul lato palatale o linguale del dente. Utilizzare ripetutamente l’elevatore in questo modo per continuare a mobilizzare il dente prima di utilizzare la pinza.