Quale Funzione Hanno I Denti Nel Processo Di Digestione?

Quale Funzione Hanno I Denti Nel Processo Di Digestione
2. Nella bocca: qui ha inizio la digestione – Quando mastichiamo, i denti sminuzzano meccanicamente gli alimenti. L’enzima amilasi che si trova nella saliva scinde i carboidrati chimicamente. Dopodiché la lingua trasporta il bolo nel palato. Il palato molle impedisce che durante la deglutizione i pezzi di cibo finiscano nelle vie rinofaringee. In questo frangente, l’epiglottide sbarra l’accesso alla trachea per evitare che il cibo vada di traverso.

Quali sono le principali funzioni dei denti?

Denti incisivi, canini, premolari e molari – caratteristiche e funzioni Un dente è formato dalla radice, ovvero la parte contenuta all’interno dall’osso e rivestita dalla gengiva, e dalla corona, la parte visibile che caratterizza il dente. Le radici e la corona presentano delle variazioni tra dente e dente, e questo permette di differenziarli in:

incisivi ; canini ; premolari; molari,

La forma di un dente è sempre indicativa della sua funzione, Complessivamente, la funzione dell’apparato dentale è di triturare e sminuzzare il cibo che, rimescolato dalla lingua, può così essere deglutito. I denti permanenti sono in totale 32, 16 in arcata superiore e altrettanti in arcata inferiore.

2 incisivi; 1 canino; 2 premolari; 3 molari (tra cui troviamo il dente del giudizio).

Incisivi: forma e caratteristiche Gli incisivi si riconoscono per la forma “a palettone”. I centrali guardano direttamente alla linea di simmetria e, a fianco a essi, gli incisivi laterali. Gli incisivi centrali superiori sono i denti con maggiore impatto estetico,

“Fammi crescere i denti davanti” cantavano allo Zecchino d’Oro. Nel linguaggio tecnico si parla di “dominanza del centrale”: maggiori le dimensioni, maggiore l’importanza nell’estetica del sorriso. Un po’ come il volto, possono avere una forma più ovale, squadrata o triangolare. Il margine inferiore nel bambino presenta delle sporgenze arrotondate, dette mammelloni, che con il passare degli anni scompaiono, rendendo il margine più ” affilato “.

Gli incisivi laterali superiori sono sempre più piccoli dei centrali, L’impatto estetico non deriva tanto dalla forma, quanto appunto dalle dimensioni, o meglio dalle dimensioni in rapporto a quelle del centrale. A livello dell’arcata inferiore, la differenza è meno pronunciata; in più, si assiste a un’inversione del rapporto, con l’incisivo laterale che è di poco più grande rispetto al centrale.

  1. Incisivi: funzione Gli incisivi, con quel margine che ricorda la lama di un coltello, sono perfetti per mordere e tagliare,
  2. Trattandosi di corone solide ma comunque sottili, è facile capire come non si prestino a sopportare i carichi pesanti della masticazione.
  3. Sono gli elementi che più spesso possono andare incontro a fratture da trauma dentale a causa della loro posizione.

Canini: forma e caratteristiche I canini sono denti dalla forma molto riconoscibile, con una corona allungata che presenta una sola cuspide (così si definisce una struttura appuntita). Il nome fa riferimento al fatto che, in un certo senso, questi denti sono i più “conservati” rispetto a mammiferi meno evoluti, come appunto i cani o come anche i nostri progenitori.

  • Anche i canini hanno un impatto importante sull’estetica: una cuspide più appuntita spicca maggiormente, mentre una forma più arrotondata e addolcita risulta più gradevole.
  • Canini: funzione I canini sono i “denti del vampiro”.
  • La loro forma suggerisce la capacità di afferrare e lacerare il cibo, e ciò spiega perché – vampiri a parte – in natura siano tanto sviluppati nei predatori, come ad esempio nei grandi felini.

Premolari: forma e caratteristiche Per posizione – tra canino e molare – e anche per forma, i premolari costituiscono denti di transizione. Visto di fronte, un premolare può essere scambiato per un canino. Osservato a tutto tondo, però, si nota la presenza di una seconda cuspide (in alcuni casi anche di una terza), che guarda verso l’interno della bocca.

Premolari: funzione Anche dal punto di vista della funzione, i premolari vanno considerati elementi di transizione tra la zona deputata a mordere e quella dove avviene la vera e propria masticazione, Molari: forma e caratteristiche

I molari sono i denti più grossi e robusti, Hanno una forma che potremmo definire cubica e presentano a loro volta delle cuspidi; alcuni testi, elegantemente, definiscono questa forma “a diamante”. Un molare presenta due, a volte tre cuspidi rivolte all’esterno, e due che guardano all’interno della bocca.

  • Tra una cuspide e l’altra sono presenti scanalature, dette fossette e solchi, che delimitano ampie superfici masticanti.
  • Come detto, un individuo ha in totale 12 molari, 3 per emiarcata,
  • Gli ultimi, i terzi molari, hanno forma particolarmente variabile, spuntano in età adulta e a volte mancano del tutto: si tratta dei famosi ” denti del giudizio “.

Molari: funzione La forma compatta e solida della corona rende questi denti perfetti per sopportare carichi pesanti e prolungati, facendone i veri e propri organi della masticazione, capaci di triturare e sminuzzare cibi di diversa consistenza. Se si pensa a una masticazione non a scopo di alimentazione (ad esempio i chewing gum), questa viene portata avanti per minuti e minuti, esclusivamente in fondo alla bocca, nella zona dei molari,

A quale processo digestivo partecipano i denti?

La connessione che non si vede – Vi siete mai chiesti che rapporto c’è tra denti e digestione? Probabilmente non ci avete mai pensato, eppure, tra denti e apparato digerente esiste una connessione molto diretta. Quando pensiamo alla digestione i primi organi che ci vengono in mente sono lo stomaco e l’intestino, ma, in realtà la cavità orale rappresenta il primo tratto dell’apparato digerente.

Come funziona il processo di digestione?

Come avviene la digestione e quanto dura Imparare a conoscere il proprio intestino, dentro e fuori. Il funzionamento principale dell’intestino può essere molto complesso, ma se lo si scompone in parti più piccole è molto più facile capire come è fatto al suo interno.

Deglutizione Il cibo inghiottito scende verso il basso, lungo l’esofago e raggiunge lo stomaco. Mescolamento e frantumazione I muscoli dello stomaco mescolano il cibo con gli acidi e gli enzimi per disintegrarlo. Assorbimento delle sostanze nutritive Un cocktail finale di succhi digestivi prodotti da fegato, pancreas e cistifellea aiuta i villi che rivestono l’intestino tenue ad assorbire i nutrienti dal cibo. Estrazione di energia supplementare Miliardi di batteri benefici che vivono nel colon lavorano tutto ciò che i succhi digestivi non hanno scomposto aiutando il nostro organismo ad estrarre più energia e nutrienti.

Eliminazione delle scorie Qualunque cibo arrivi nell’intestino crasso non può essere digerito dall’organismo. I batteri lo scompongono ulteriormente e l’intestino lo accumula perché sia espulso successivamente. : Come avviene la digestione e quanto dura

Cosa si forma in bocca durante la digestione?

Come avviene la digestione? – La bocca Il cibo viene introdotto attraverso la bocca nel sistema digerente. Nella bocca gli alimenti vengono triturati meccanicamente dai denti ed amalgamati con la saliva grazie ai movimenti della lingua. Nella bocca inizia anche la prima digestione chimica: la saliva, prodotta dalle ghiandole salivari, contiene un enzima chiamato ptialina che inizia la trasformazione degli amidi.

  1. L’esofago
  2. Quando il cibo masticato (bolo) entra nell’esofago, questi contraendosi ritmicamente, lo spinge nello stomaco; una valvola chiamata cardias si apre e lascia scivolare il bolo nello stomaco.
  3. Lo stomaco
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È un organo a forma di sacco dove viene prodotto il succo gastrico che ha il compito di trasformare chimicamente gli alimenti. Il succo gastrico contiene: acido cloridrico e pepsina che è un enzima importante per la digestione delle proteine. Terminata la digestione nello stomaco il cibo passa attraverso una valvola (piloro) nell’intestino.

L’intestino L’intestino è un lungo tubo diviso in tenue e crasso. L’intestino tenue è lungo più di 10 metri ed è formato da tre parti: duodeno, digiuno ed ileo. Nell’intestino tenue si completa la trasformazione chimica del cibo, grazie all’intervento di diversi succhi: il succo pancreatico che agisce sui carboidrati, sulle proteine e sui lipidi, il succo enterico, prodotto dal tenue, e la bile prodotta dal fegato che contiene i sali biliari per la digestione dei lipidi.

Nell’intestino tenue avviene anche il processo di assorbimento delle sostanze utili ottenute dalla digestione. L’assorbimento è facilitato dalla presenza sulle pareti dell’intestino di numerose ripiegature che ne aumentano la superficie: i villi intestinali.

Tutte le sostanze assorbite dai villi intestinali passano nel fegato, la più grande ghiandola del corpo, che esercita una funzione di controllo e depurazione. Il fegato elimina e distrugge alcune sostanze tossiche, produce il fibrinogeno, una proteina indispensabile alla coagulazione del sangue, nel caso di ferite, distrugge i globuli rossi vecchi e recupera il ferro che contengono.

Il pancreas, oltre ai succhi digestivi, produce un ormone: l’insulina che ha il compito di regolare la concentrazione di glucosio nel sangue L’intestino crasso, lungo circa due metri, rappresenta la parte terminale del tubo digerente. Si divide in tre parti: cieco, colon e retto.

Come si chiama il denti?

Ciascuna arcata presenta: 4 incisivi 2 canini 4 premolari 6 molari (compresi i denti del giudizio).

Quali sono le due fasi della digestione?

Digestione in “Universo del Corpo”

Digestione Giovanni Gasbarrini Anna Jorizzo La digestione (termine che deriva dal latino digerere, alla lettera “distribuire”) è un insieme coordinato di processi fisici e chimici attraverso i quali gli alimenti, introdotti nell’organismo in forme biochimiche complesse e pertanto non assorbibili come tali, vengono ridotti di dimensione, ovvero vengono trasformati in composti più semplici in grado di essere assorbiti.l. Fasi della digestione

I processi fisici della digestione, cioè la funzione motoria, sono operati dalla muscolatura liscia, presente nella parete degli organi dell’apparato gastroenterico, e dalla muscolatura striata, a esso funzionalmente connessa (muscoli masticatori, lingua, faringe).

I processi chimici sono rappresentati dalla secrezione, da parte di ghiandole esocrine del tubo digerente o a esso connesse, dei vari succhi digestivi (saliva, succo gastrico, succo intestinale, succo pancreatico, bile). Nel suo duplice aspetto, motorio e secretorio, la digestione è finemente regolata tramite un meccanismo nervoso e ormonale (autocrino, paracrino ed endocrino).

Benché la digestione abbia inizio nella cavità orale (amilasi salivare, lipasi acido-resistente) e nello stomaco (pepsina e acido cloridrico), la parte più cospicua ha luogo nell’intestino tenue prossimale, mediante l’azione sequenziale degli enzimi pancreatici e intestinali e della bile.

I processi che intervengono nella funzione digestiva possono essere schematicamente suddivisi in singole fasi, in base all’organo che le compie; è opportuno tenere sempre presente, tuttavia, che essi sono strettamente collegati tra loro. a) Bocca. La bocca compie importanti funzioni nella digestione: oltre a rappresentare la via per l’introduzione del cibo, ne opera la triturazione e il rimescolamento mediante la masticazione e l’insalivazione con produzione del bolo.

Inoltre provvede all’assaporamento e alla deglutizione. Durante la masticazione, il cibo viene impregnato di saliva che ha una funzione sia meccanica, di preparazione e lubrificazione del bolo, sia digestiva, limitatamente all’amido cotto, grazie alla presenza dell’amilasi salivare.

  1. La masticazione e l’assaporamento del cibo, inoltre, determinano la secrezione del succo gastrico (fase cefalica della secrezione gastrica stimolata) attraverso un meccanismo riflesso mediato dal nervo vago.
  2. La masticazione, l’insalivazione e la deglutizione sono regolate con meccanismo nervoso, in parte volontario (masticazione e prima fase della deglutizione), in parte involontario (salivazione e fasi successive della deglutizione).

b) Esofago. L’esofago esplica unicamente una funzione meccanica di trasporto del bolo, dalla faringe allo stomaco. La motilità esofagea è rappresentata da un coordinato sistema di onde peristaltiche propulsive che assicura la progressione unidirezionale del bolo alimentare verso lo stomaco.

  • La funzione motoria esofagea è sotto il controllo del sistema nervoso autonomo (ortosimpatico e parasimpatico).
  • C) Stomaco.
  • Lo stomaco esercita la duplice funzione motoria e secretoria.
  • La funzione motoria viene espletata dalla muscolatura liscia della parete gastrica che opera il rimescolamento del bolo e immette, a intermittenza il chimo, cioè il prodotto della digestione gastrica, nel duodeno.

Tale attività si svolge sotto il controllo del sistema nervoso autonomo (parasimpatico e ortosimpatico) con effettori ultimi a livello dei plessi mioenterico di Auerbach e sottomucoso di Meissner. Inoltre lo stomaco può accogliere grossi volumi di alimenti senza importanti variazioni della pressione intraluminale.

La funzione secretoria dello stomaco è basata sulla produzione del succo gastrico, una soluzione complessa a pH intensamente acido, variabile tra 1,9 e 2,6, composta di acqua, acido cloridrico, pepsina, elettroliti, glicoproteine, mucine, urea e fattore intrinseco antipernicioso (glicoproteina necessaria per l’assorbimento della vitamina B₁₂).

La componente acida del succo gastrico (acqua e acido cloridrico) è prodotta dalle cellule parietali delle ghiandole gastriche a livello del corpo e del fondo dello stomaco; la componente alcalina e proteica del succo (bicarbonati, mucine e pepsina) è prodotta dalle cellule principali delle stesse ghiandole.

A questo livello vi sono numerose cellule endocrine a varia secrezione. Nella mucosa della regione antropilorica sono anche presenti le cellule che possono essere ritenute le più importanti fra quelle a secrezione endocrina di questo distretto: le cellule G, che secernono la gastrina, ormone deputato al controllo della fase gastrica della secrezione del succo gastrico.

La secrezione gastrica viene distinta schematicamente in basale e stimolata. La secrezione stimolata consta di tre fasi distinte: 1) fase cefalica, nella quale la secrezione gastrica è stimolata dall’odore del cibo, dall’assaporamento, dalla masticazione e dalla deglutizione, ed è regolata con meccanismo nervoso riflesso; 2) fase gastrica, nella quale la distensione dello stomaco determinata dall’arrivo del bolo stimola con duplice meccanismo, nervoso (nervo vago) e ormonale (gastrina), la secrezione gastrica; 3) fase intestinale, che viene avviata quando il chimo entra nel duodeno ed è probabilmente legata alla liberazione di gastrina da parte di cellule G presenti nel bulbo duodenale.

  1. I meccanismi inibitori della secrezione gastrica sono invece essenzialmente rappresentati da ormoni gastrointestinali, secreti in risposta all’arrivo del chimo gastrico nel duodeno o dall’arrivo di soluzioni ipertoniche a tale livello.
  2. I più conosciuti inibitori sono: la somatostatina, la colecistochinina-pancreozimina, il GIP (Gastric inhibitory peptide), il VIP (Vasal intestinal polipeptide), la secretina.
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Dei tre costituenti principali degli alimenti (glucidi, protidi, lipidi) solamente i glucidi subiscono nello stomaco una sostanziale digestione per la prolungata azione dell’amilasi salivare. Le proteine vengono denaturate dall’acido cloridrico e subiscono un’iniziale idrolisi enzimatica a opera della pepsina, con formazione di oligopeptidi e aminoacidi che stimolano la secrezione enzimatica pancreatica (tripsinogeno, chimotripsinogeno, proelastasi, enterochinasi).

  • I lipidi (trigliceridi, fosfolipidi e colesterolo) sono poco modificati dall’azione del succo gastrico e, infatti, la digestione lipidica avviene per la maggior parte nel duodeno grazie alla lipasi pancreatica.
  • L’assorbimento dei nutrienti nello stomaco è molto modesto riguardando solo sostanze liposolubili o neutre a pH acido (come per es.

l’aspirina). Rilevanti sono invece la digestione e l’assorbimento dell’alcol etilico che nello stomaco subisce l’azione dell’alcol-deidrogenasi gastrica con conseguente trasformazione in aldeide acetica. La mucosa gastrica, infine, secerne il fattore intrinseco necessario per l’assorbimento, nell’ileo, della vitamina B₁₂.

La gastrectomia totale non modifica comunque in modo sostanziale i processi digestivi, se si assicura al paziente un adeguato apporto di vitamina B₁₂. d) Intestino tenue. L’intestino tenue, suddiviso dal punto di vista anatomofunzionale in duodeno, digiuno e ileo, è dotato di tre funzioni principali: 1) funzione motoria di rimescolamento del chimo, per favorirne la solubilizzazione, la digestione e l’assorbimento dei nutrienti e la progressione del contenuto luminale in senso oroaborale; 2) funzione digestiva, in quanto nell’intestino tenue si completa la digestione degli alimenti grazie all’azione sul chimo gastrico del succo intestinale, del succo pancreatico e della bile; 3) funzione di assorbimento, in quanto a tale livello si compie il passaggio nel sangue e nella linfa dei prodotti della digestione e di altre sostanze (acqua, oligoelementi, sali ecc.; v.).

Questi tre punti sono funzionalmente collegati tra loro e per molti aspetti indissolubili. Il succo intestinale è una soluzione isotonica con il plasma, secreta sotto controllo gastrinico e secretinico, dalle ghiandole del Brunner del duodeno e dalle cripte di Galeazzi-Lieberkühn del digiuno e dell’ileo.

  • Esso contiene, oltre ad acqua ed elettroliti, una quantità discreta di enzimi proteolitici, tra cui l’enterochinasi.
  • La sua funzione è essenzialmente quella di preparare il chimo gastrico all’azione del succo pancreatico e della bile, aumentandone il mezzo acquoso.
  • L’enterochinasi inoltre è un importante attivatore degli enzimi pancreatici secreti dalla ghiandola in forma inattiva.

Il succo pancreatico è un liquido nettamente alcalino, secreto dalla componente esocrina del pancreas e contenente acqua, sali ed elettroliti (bicarbonati, sodio, cloro, potassio, calcio), enzimi (amilasi, lipasi, tripsinogeno, chimotripsinogeno, proelastasi, ribonucleasi).

  • La sua secrezione è sotto controllo nervoso (nervo vago) e degli ormoni gastrointestinali (colecistochinina-pancreozimina, secretina e, in parte, gastrina).
  • Il glucagone, la somatostatina, il polipeptide pancreatico (PP) sono invece inibitori della secrezione pancreatica.
  • La funzione del succo pancreatico è sostanzialmente digestiva, in quanto esso promuove, grazie ai suoi enzimi, la scissione delle proteine (per azione di tripsinogeno, chimotripsinogeno, proelastasi, procarbossipeptidasi), degli zuccheri (per azione dell’α-amilasi) e anche dei grassi (per azione di lipasi, fosfolipasi ed esterasi), previa azione della bile.

Come si è detto prima, gli enzimi proteolitici sono secreti in forma inattiva (proenzimi) e vengono attivati nel duodeno dall’enterochinasi del succo intestinale. La bile è una soluzione alcalina complessa contenente secreti (sali biliari e fosfolipidi) ed escreti (pigmenti biliari, colesterolo e farmaci) degli epatociti, insieme ad acqua ed elettroliti.

Le funzioni della bile riguardano essenzialmente la digestione dei lipidi presenti negli alimenti. Infatti, oltre ad attivare le lipasi di origine pancreatica, essa ne agevola l’azione promuovendo la formazione di micelle (ossia goccioline di lipidi a bassa tensione superficiale) assorbibili in quanto idrosolubili in superficie.

e) Colon. Il colon o intestino crasso non è sede di processi digestivi fondamentali per la vita, tuttavia vi ha luogo un cospicuo assorbimento di acqua e soluti. Va ricordato però che la flora batterica ivi residente compie importanti processi digestivi su grassi e disaccaridi indigeriti e su polisaccaridi non digeribili dagli enzimi umani, come per es.

Come avviene il passaggio del cibo dalla bocca allo stomaco?

La trasferta verso lo stomaco – Gli alimenti si spostano dalla bocca allo stomaco passando per l’esofago. L’esofago è circondato da muscoli circolari che trasportano attivamente il cibo, il quale non “scivola” sempicemente verso lo stomaco come in un tubo ma viene “sospinto” continuamente dai movimenti di deglutizione.

Nello stomaco la decomposizione del bolo in pezzetti sempre più piccoli continua grazie ai succhi gastrici, un liquido acido prodotto dallo stomaco che contiene altri enzimi e dell’ acido cloridrico, Questi enzimi rivestono la stessa funzione della saliva: la riduzione degli alimenti in pezzetti più piccoli.

L’acido cloridrico gioca pure un ruolo importante nella digestione e uccide i germi che possono trovarsi nel cibo o sulle tue mani.

Quali sono gli organi della digestione?

Apparato digerente – Humanitas Gradenigo – Presidio Sanitario Torino L’apparato digerente è il complesso di organi e strutture necessari all’ assunzione, alla trasformazione e all’ assorbimento del cibo e all’espulsione delle parti di cibo non digerite (residui). Fanno parte di questo apparato: bocca, epiglottide, faringe, esofago, stomaco, fegato, pancreas, intestino tenue e intestino crasso.

Qual è l’organo che assorbe la maggior parte dei nutrienti?

L’intestino ha molteplici funzioni indispensabili per il nostro organismo, come la funzione di assorbimento dei nutrienti, la funzione protettiva da agenti patogeni e la funzione difensiva tramite la sintesi di cellule immunitarie.

In quale organo ha inizio la digestione?

Funzionamento della digestione – La base funzionale del processo digestivo consiste nello spostamento del cibo attraverso il tratto GI. La digestione inizia nella bocca con la masticazione e termina nell’intestino tenue. Nel suo transito attraverso il tratto GI, il cibo si mescola con i succhi digestivi, cosicché grosse molecole si scompongono in componenti più piccoli.

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Organo Azione meccanica Succo digestivo Particelle di cibo
Bocca Masticazione Saliva Amidi
Esofago Deglutizione Nessuno Nessuna
Stomaco Il muscolo superiore dello stomaco si rilassa per lasciar entrare il cibo, i muscoli inferiori lo mescolano con i succhi digestivi Acidi gastrici Proteine
Piccolo intestino Peristalsi Succhi digestivi intestinali Amidi, proteine e carboidrati
Pancreas Nessuna Succo pancreatico Amidi, grassi e proteine
Fegato Nessuna Bile Grassi

Perché la prima digestione inizia in bocca?

La prima digestione avviene in bocca, masticare al meglio per digerire bene “La prima digestione avviene in bocca”: chi non si è mai sentito ripetere questo detto? Ed è vero! C’è uno stretto rapporto con gli alimenti che la attraversano e che in essa vengono masticati e ingoiati.

  1. Il benessere del cavo orale può essere compromesso da errate abitudini alimentari.
  2. Nutrirsi in modo corretto e consapevole con una dieta appropriata ed eseguire una buona masticazione, costituiscono un aiuto nella prevenzione dei problemi alla bocca.
  3. La masticazione, processo mediante il quale il cibo viene frantumato dai denti, è la prima importante fase della digestione durante la quale gli enzimi digestivi e della saliva cominciano a scindere i carboidrati degli alimenti dando origine ad una fase di pre-digestione.

Il cibo masticato, reso una poltiglia, è pronto a essere deglutito; una volta ammorbidito e deglutito, entra nell’esofago e prosegue la discesa fino allo stomaco. Se il cibo arriva allo stomaco già sufficientemente scomposto, diminuiscono i tempi di permanenza nel nostro organismo e di conseguenza si riduce la produzione di acidità gastrica,

  • Masticare lentamente il cibo faciliterà il processo digestivo specie se si è ingerita carne che ha tempi di digestione più lunghi.
  • Anche l’acqua gioca un ruolo fondamentale nella produzione della saliva che, a sua volta, è responsabile della produzione di quegli enzimi che contrastano la formazione di batteri e consentono la scomposizione di amidi e grassi.

È consigliabile, infatti, bere sempre molta acqua durante il giorno e sino a mezz’ora prima del pasto o due ore dopo. Durante i pasti conviene bere solo un minimo per aiutare la deglutizione, evitando così di diluire i succhi digestivi che necessitano nello stomaco di un pH acido molto forte.

L’acqua in eccesso indebolirebbe l’azione del succo gastrico che deve invece mantenere un elevato grado di acidità. Tra gli alleati della bocca e del sorriso ci sono alcuni minerali e vitamine che non dovrebbero mai mancare in tavola, fondamentali per il corretto equilibrio metabolico dei tessuti duri e molli del cavo orale.

Non possiamo assolutamente far mancare in una perfetta “dieta dentale”: il calcio, presente nel latte, nello yogurt, nei formaggi ma anche in molti cibi vegetali tra cui i legumi; il ferro, abbondante nella carne rossa, nella crusca di cereali, in alcune spezie ma anche in molti vegetali; le vitamine del gruppo B come la B2, presente per esempio nella pasta, negli spinaci e nelle mandorle; la B3, che si può trovare nel pesce, nel pollo, nel lievito, nelle arachidi; la B12, presente nella carne, nel pesce, nei prodotti caseari e nelle uova; la vitamina C, abbondante negli agrumi ma anche nel prezzemolo fresco e nel peperoncino; la vitamina D, di cui sono particolarmente ricchi il latte, il tuorlo dell’uovo e il pesce.

  • Ovviamente è fondamentale lavare sempre bene i denti dopo aver mangiato ma anche dopo aver bevuto il latte per eliminare il lattosio, zucchero potenzialmente cariogeno, che è contenuto in abbondanza in tale cibo.
  • Il regolare consumo di verdure in foglia è un vantaggio non solo perché viene in tal modo introdotto acido folico, utilissimo alla nostra salute, ma anche perché viene stimolata la salivazione e l’autodetersione del cavo orale proteggendo lo smalto dentale dagli acidi che possono danneggiarlo.

Tale ruolo è svolto anche dalla verdura e dalla frutta croccanti e ricche di fibre come ad esempio le mele, il sedano, il finocchio, il cavolfiore. Andrebbe invece limitato il consumo degli snack, sia dolci che salati, delle caramelle, dei dolciumi, comprese patatine fritte e bibite gassate ossia tutti gli alimenti che si possono dimostrare nemici della bocca soprattutto se vengono consumati di continuo durante il giorno senza ricorrere a un accurato lavaggio che rimuoverebbe i temibili residui zuccherati adesivi, nutrimento ideale per i microbi presenti all’interno della placca batterica e i coloranti artificiali responsabili delle macchie dei denti.

Inoltre alcuni alimenti quali spremute, aceto, frutta non matura, creano una demineralizzazione immediatamente dopo il contatto con il dente aggredendo l’idrossiapatite di calcio che forma lo smalto anche se poi, in realtà, il nostro corpo “progettato” per funzionare perfettamente, mette in atto una misura protettiva nei primi venti minuti in cui la saliva, grazie al suo contenuto di calcio, è in grado di riparare questo micro danno.

Non dimentichiamo che anche il tabacco, per quanto non propriamente un alimento, è nemico non solo della salute in generale ma anche dei denti sia per l’aumento del loro ingiallimento sia perché provoca un aumento dell’acidità della saliva, con la conseguente l’attivazione di enzimi aggressivi sia sui tessuti duri che molli. Un ultimo consiglio: terminare il pasto non con un caffè, ovviamente senza zucchero, che macchierebbe ulteriormente lo smalto dei denti ma con un bicchiere d’acqua : è un’ottima abitudine, perché l’acqua è un solvente con grandi capacità di lavaggio ed è utilissima per reidratare l’organismo! : La prima digestione avviene in bocca, masticare al meglio per digerire bene

Qual è la prima digestione che subisce il cibo e dove avviene?

La bocca è l’organo in cui avviene la prima fase della digestione. In essa il cibo subisce delle trasformazioni fisiche: viene sminuzzato e triturato dai denti, impastato dalla lingua e irrorato dalla saliva che svolge anche un’azione chimica.

Qual è la funzione dei denti canini?

Denti canini – I denti canini sono quattro, due nell’arcata dentaria superiore (più robusti e appuntiti) e due in quella inferiore. Sono posti a fianco degli incisivi e hanno una sola radice, più lunga di quella degli altri denti. La loro funzione è quella di strappare, incidere e sminuzzare i cibi.