Quanti Denti Ha Il Delfino?

Struttura fisica – Il delfino è un vertebrato appartenente alla classe dei mammiferi, Ha un corpo affusolato, per nuotare velocemente, e usa la pinna caudale come organo motore. La sua testa contiene un organo particolare e voluminoso, utilizzato per l’orientamento e per la ricerca del cibo.

In molte specie le mandibole sono allungate e formano un becco, o rostro, distintivo; per alcune specie, come il tursiope, la bocca assume una curva con un’espressione simile a un sorriso permanente. I denti dei delfini sono molto numerosi: possono arrivare fino a 250. Il cervello del delfino è grande e possiede una corteccia molto complessa, paragonabile a quello umano.

La loro colorazione di base consiste in gradazioni di grigio con il lato del ventre bianco, spesso combinato con linee e macchie di tonalità differenti. La maggior parte degli odontoceti nuota rapidamente. Le specie più piccole occasionalmente riescono a cavalcare le onde e i delfini sono spesso visti affiancare le navi e “accompagnarle”, nuotando in superficie.

Come si chiama la bocca del delfino?

Delfino specie – Sono state scoperte circa 40 specie di delfino, raggruppate in 17 generi. Le loro caratteristiche fisiche variano da 1 mt. circa di lunghezza per 40 kg. dei delfini di fiume (platanistoidea) ai 9,5 mt. per 6 tonnellate di un’orca, Hanno corpo affusolato, pinna caudale per spingersi in avanti e muoversi e una dorsale, che serve a stabilizzarne l’equilibrio,

I loro colori comprendono diverse gradazioni del grigio, che in alcuni casi si associano a ventre bianco e linee e macchie di tonalità differenti. Le mandibole, allungate, formano il cosiddetto rostro, ovvero un becco che nel caso del tursiope, cioè il delfino comune, mostra una curva, che è come un sorriso permanente, mentre nei delfini di fiume è allungato come una bacchetta.

I denti possono arrivare fino a 250, per adattarsi alle prede, prevalentemente pesci. Le specie più piccole cacciano invece molluschi, altre anche i crostacei. Nella testa si trova il sonar, un sistema che gli serve ad orientarsi e per la ricerca di cibo. Quanti Denti Ha Il Delfino

Come si suicida un delfino?

Quando i delfini smettono di respirare: da Flipper a Gardaland storia di delfini suicidi Asfissia auto indotta, è questo il metodo che i delfini scelgono per porre fine alla loro vita quando la sofferenza diviene insopportabile. Ogni atto respiratorio nei delfini è controllato dalla volontà e dal cervello, non è autoindotto o inconsapevole, pertanto un delfino non dorme e può anche, presumibilmente, scegliere di smettere di respirare.

I fatti dimostrano di si, in California le notizie recenti parlano di 68 delfini morti in questo modo, a Gardaland il delfinario sarà chiuso dopo il suicidio di 4 delfini confermato dalle indagini della procura di Verona e potrei continuare a lungo con questo necrologio.La cosa forse più triste è che i delfini sono così intelligenti da riuscire, in molti casi, ad organizzare suicidi di massa, riescono a mettersi daccordo dunque, prima di intraprendere questo estremo tentativo di fuga dalla prigione della loro realtà.Vi chiederete se l’uomo non impara neanche da questi gesti disperati, forse si: Ric O’Barry, attivista di fama mondiale è un ex addestratore di delfini, fu lui l’uomo che addestrò i 5 “attori” del film Flipper e negli anni 60 catturò ed addestrò per spettacoli e film ben 100 delfini considerando il proprio lavoro utile e positivo poichè faceva conoscere al grande pubblico la bellezza di questi animali. Purtroppo un brusco risveglio lo attendeva e la sua vita cambiò quando uno dei delfini che interpretava Flipper si uccise tra le sue braccia:

Sono cambiato quando Flipper e’ morto suicida tra le mie braccia. Uso questa parola con trepidazione, ma non conosco un’altra parola che descriva l’asfissia auto-indotta. Flipper mi ha guardato negli occhi e ha smesso di respirare. La sua visione del mondo e del suo lavoro è cambiata dunque radicalmente tanto da diventare uno degli attivisti più impegnati al mondo per la tutela di questi animali, il passato tuttavia non è stato dimenticato e, tinto di nuova consapevolezza, fa ancora male, nell’intervista rilasciata in un noto sito internet O’ Barry afferma: Non ha giustificazioni.

La cattività non e’ educativa. Quindi, qual e’ l’utilita’ di avere dei delfini in mostra, se non sensibilizzano la gente? Sono considerati solo qualcosa con cui divertirisi. E’ una forma di pessima educazione che serve solo a perpetuare il nostro uso utilitaristico della natura. I delfini odiano la cattivita’.

Li vedi al Museo di Taiji con la testa premuta contro il vetro, che pensano “come posso uscire di qui?” Se mi sento responsabile? Non smettero’ mai di combattere per i delfini fino a che avro’ respiro Tutti noi abbiamo visto gli animali tenuti in cattività fin da bambini, era normale, era divertente, abbiamo osservato la loro bellezza negli zoo e negli acquari, ci siamo sorpresi dei loro numeri nei parchi acquatici, non avevamo la capacità e la maturità di comprendere la loro silenziosa e discreta sofferenza, ma ora che siamo diventati grandi, sarà ora di seguire l’esempio di Ric ed aprire gli occhi? Via | : Quando i delfini smettono di respirare: da Flipper a Gardaland storia di delfini suicidi

Chi si mangia i delfini?

Tra i predatori naturali delle varie specie di delfini ci sono le orche e i grandi squali e in alcune aree anche da altri cetacei come le false orche e le focene.

Cosa non può fare il delfino?

Delfino Il delfino è senza alcun dubbio il mammifero acquatico più conosciuto e amato. Le specie che si possono più facilmente incontrare nelle acque delle Galapagos sono il delfino a “naso di bottiglia”( Tursiops Truncatus ) e il delfino comune ( Delphinus Delphis ).

Lunghezza media : 200-250 cm Peso medio : 70-130 kg Longevità : 25-30 anni

CARATTERISTICHE FISICHE Il corpo di un delfino, o di un qualsiasi altro Cetaceo, si presenta estremamente idrodinamico, in modo da consentirgli di nuotare agilmente. La pelle, estremamente liscia e senza peli, contribuisce a ridurre la resistenza dell’acqua secernendo olio o muco.

  1. Infatti è dotata, all’ interno, di speciali creste cutanee che contrastano la formazione di vortici, così come particolari secrezioni oleose eliminano la turbolenza dell’acqua ed ne agevolano lo scivolamento sulla superficie.
  2. Riescono quindi a raggiungere velocità massima di circa 45 km/h e navigare per lunghi periodi ad una velocità di 18-20km/h.
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Lo scheletro è assai debole dal momento che non hanno alcun bisogno di sostenere il loro corpo.

Quanti Denti Ha Il Delfino
Una mamma-delfino con il suo cucciolo

Le vertebre del cervicali sono corte e spesso fuse in modo da conferire una grande forza al collo, impedendogli di flettersi e quindi costituire un ostacolo per il nuoto. Gli arti anteriori si sono trasformati in due natatoie ben sviluppate, mentre gli arti posteriori sono scomparsi e gli unici residui di osso pelvico sono due ossicini dietro ai muscoli.

  • Le natatoie e la pinna dorsale servono a mantenere la direzione e l’equilibrio, mentre i lobi della coda spingono il corpo dentro l’acqua.
  • La coda rappresenta una delle caratteristiche anatomiche peculiari dei Cetacei, in quanto si differenzia da quelle dei pesci poiché si è sviluppata in senso orizzontale.

Il cranio è “telescopico”, cioè spinto all’indietro a partire dalla fronte, ha occhi indipendenti e posizionati in modo tale da consentire una vista frontale (cosa che non accade nelle balene), ha molti denti sottili e appuntiti(il numero varia a seconda delle specie considerate: ad esempio il delfino comune ne ha circa 200), infine sulla sommità, leggermente spostato a sinistra ha lo sfiatatoio: l’unica narice chiusa da un lembo di pelle.

  • La pinna caudale è priva di struttura ossea, ma provvista di una robusta muscolatura e resistenti fasci fibrosi.
  • Imprime un’eccezionale propulsione al nuoto grazie alle potenti battute verticali dei suoi lobi.
  • I muscoli della loro coda sono dieci volte più potenti di quanto non lo siano quelli degli altri mammiferi.

Il movimento verso l’alto genera il moto, il ritorno passivo verso il basso riconduce alla posizione iniziale. Questa dinamica sembra consentire al flusso laminare di separarsi alla fine del corpo dell’animale senza provocare attriti, che invece la muscolatura di un Cetaceo non sarebbe in grado di vincere.

  1. Senza utilizzare la forza muscolare i delfini sono abilissimi a cavalcare le onde sfruttando i flussi prodotti dal vento o dalla prua delle navi, ma è “pinneggiando” con vigore e girandosi su un fianco che riescono a raggiungere le loro incomparabili velocità.
  2. I delfini sono, inoltre, animali a sangue caldo e devono quindi essere in grado di conservare il calore del corpo.

Per questo motivo hanno dimensioni maggiori rispetto agli animali a sangue freddo (i delfini oceanici sono lunghi mediamente 220 cm, mentre quelli di fiume 215 cm ). Il calore è prodotto all’interno dell’animale, e si disperde attraverso l’epidermide: essi creano più calore di quanto in realtà ne perdano rimanendo così caldi.

Inoltre lo spesso strato di grasso sotto la loro pelle (adipe) isola il corpo e ne conserva il calore. Ancora, il loro apparato circolatorio contribuisce al risparmio di calore; il sangue, infatti, si raffredda a mano a mano che scorre verso le estremità del corpo. I vasi sanguigni presenti nella code, nelle pinne pettorali e in quella dorsale sono quindi sistemati in modo che il sangue che ne defluisce venga riscaldato prima di ritornare ad altre parti del corpo.

ALIMENTAZIONE

Quanti Denti Ha Il Delfino
Un gruppo di tursiopi

Generalmente la loro alimentazione varia dal pesce (aringhe, capelin) ai calamari sino ai crostacei, a seconda delle diverse specie e della disponibilità. I molti denti dei delfini, piccoli, taglienti ed appuntiti, non servono per masticare il cibo, che viene inghiottito intero, ma semplicemente ad afferrare il pesce viscido.

L’alimentazione fa comunque parte di un comportamento sociale perchè, sebbene siano in grado, quando il cibo è più abbondante, di alimentarsi da soli, solitamente formano colonie di 6-20 individui per organizzare vere e proprie battute di caccia, Ancora più numerosi sono i gruppi che formano i delfini che vivono in pieno oceano dove possono arrivare ad unirsi centinaia di individui.

La predazione è attentamente organizzata : i tursiopi, per esempio, circondano i banchi di pesce, stringendoli in spazi sempre più piccoli ed entrando al centro, per nutrirsi, uno alla volta, cominciando dagli individui dominanti (i maschi) e procedendo con i soggetti collocati più in basso nella scala gerarchica (femmine e giovani).

I delfini usano l’ per individuare le prede, ma è anche probabile che il sonar serva a stordire e disorientare le prede, rendendone così più semplice la cattura. Per quanto riguarda invece il fabbisogno di acqua dei delfini, è interessante sapere che non bevono l’acqua del mare filtrandola, ma assorbono direttamente quella contenuta nel pesce di cui si nutrono. ORGANIZZAZIONE

Quanti Denti Ha Il Delfino
Un branco di delfini

Escludendo i delfini costieri che conducono una vita solitaria, gli altri si organizzano i gruppi di numerosità variabile : da 2 a più di mille soggetti. Solitamente si contano 20-100 individui per gruppo e in quelli più numerosi ci sono ulteriori suddivisioni in gruppetti più piccoli collegati tra loro.

All’interno di ogni branco vige una rigorosa gerarchia sociale in cui i maschi sono gli individui dominanti (che quindi hanno il diritto di nutrirsi per primi) seguiti dalle femmine e dai giovani. In ogni gruppo le femmine e i piccoli nuotano al centro del branco in modo che i maschi possano proteggerli da attacchi nemici.

Non è infatti raro che le orche o gli squali attacchino questi cetacei che considerano delle prede. I gruppi non sono fissi nel tempo: il numero di individui al suo interno può variare per l’allontanamento temporaneo di un maschio che va ad accoppiarsi con femmine di altri branchi, o per il distacco di giovani che formano una nuova comunità o per il ritorno di giovani femmine che hanno raggiunto la maturità sessuale.

Delfino

Quanti stomaci ha il delfino?

I delfini hanno infatti piu’ di 1 stomaco e questo ci ricorda la loro origine.

Quanto il delfino usa il cervello?

Lucy -I delfini sono più intelligenti di noi? Giorni fa è uscito ” Lucy ” al cinema, preceduto da grandi aspettative. Qualcuno ha pensato agli “X-Men”, qualcun altro (come me) a “Heroes” e invece il principio è diverso, perché non parliamo di modificazioni genetiche.

Infatti la domanda di base è: come diventerebbe un uomo se controllasse il 100% del suo cervello invece del solo “misero” 10% a cui è arrivato in millenni di evoluzione? Il film cerca di dare una risposta a questa domanda. Sottolineiamo la parola “cerca”. Una cosa carina è sicuramente il fatto che il film è scandito dallo sviluppo del cervello della protagonista, Scarlett Johanson, che parte dal 10% e arriva al 100% man mano che il film procede.10%: le basi dell’essere umano «Ogni giorno una gazzella si alza e sa che dovrà correre più del leone.

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Ogni giorno un leone si alza e sa che dovrà correre più della gazzella»: il film comincia con una constatazione banale ma veritiera allo stesso tempo, cioè che sulla terra vige, sotto sotto, la legge del più forte,20%: i due protagonisti I due protagonisti sono presentati in parallelo.

Scarlett Johanson fa la parte della gazzella, prima di diventare lei il superuomo con la capacità di controllare il 100% del proprio cervello ; Morgan Freeman invece è il professorone che studia l’ evoluzione e che pone la domanda basilare su cui concettualmente si regge il film: cosa appunto accadrebbe se l’uomo controllasse il 100% del proprio cervello? Solo un essere vivente, sulla Terra, usa più del 10% del cervello, percentuale propria dell’essere umano, e questo è il delfino, che ha sviluppato le capacità di sonar.

Freeman ci mostra i vari stadi dell’evoluzione del cervello, cioè le varie capacità che l’uomo svilupperebbe se ne controllasse una percentuale sempre maggiore.30%: si dia inizio al controllo Scarlett viene coinvolta in un traffico illecito di droga, da Taiwan, dove si trovava, all’Europa.

  • Il suo ruolo? Corriere della droga.
  • In che modo trasportarla? Le viene praticata un’incisione sull’addome e un sacchetto pieno di questa droga le viene infilato in pancia.
  • La droga è la riproduzione sintetica di quelle sostanze che i feti assumono durante la gravidanz a e che consentono loro di sviluppare le ossa.

Fortuna o sfortuna vuole che il sacchetto di Scarlett si rompe e così comincia ad assorbire questa sostanza in grandi quantità e la sue capacità cominciano a crescere. Maggior controllo del proprio corpo, sensi sviluppatissimi, controllo sul corpo delle altre persone questi sono solo alcuni dei poteri sviluppati.

  • 40%: i super entrano in azione
  • Diventata una super donna e liberatasi dai suoi aguzzini, Scarlett Johanson decide di recuperare gli altri sacchetti e nel contempo si mette in contatto con Morgan Freeman, perché lo vuole far partecipe di ciò che le sta succedendo.
  • 50-60%: via con l’azione
  • Ecco allora che si entra nel vivo dell’azione: se prima avevamo avuto un costante confronto tra il nuovo essere umano e gli insegnamenti tramandati dalla teoria evoluzionistica, ora possiamo osservare la super Scarlett che sfrutta i suoi poteri per inseguire i criminali che vogliono spacciare la droga e recuperare gli altri sacchetti contenenti la sostanza.
  • 70-80%: che donna!

Ormai le percentuali aumentano. La nostra Scarlett, che nel film si chiama appunto Lucy, ha sempre maggior controllo e comincia ad accumulare sempre maggiore conoscenza e di questa decide di mettere a parte Freeman che ormai ha incontrato e che casualmente si trovava nella città in cui era diretto uno degli ignari spacciatori, cioè uno di quelli con la droga in pancia.

Acquisire la conoscenza totale ha un prezzo? Forse ci lasciamo dietro la nostra umanità nel far lievitare le nostre capacità ? La super donna si chiede anche questo e forse un po’ se ne rattrista pure! 90-99%: siamo quasi arrivati alla fine Ultime scene del film. Scarlett/Lucy ha la volontà di dire tutto a Freeman,

Per farlo ha intenzione di trasformarsi in un computer di ultimissima generazione, o anche di una generazione che ancora dovrà venire, e raccogliere tutti i dati in suo possesso per trasmetterli al dottore. Può “viaggiare” nel tempo e nello spazio, a livello di universo: può vedere cosa c’era prima sulla Terra può vedere cosa c’era prima della formazione della Terra come la conosciamo.

  1. Ormai sa tutto e conosce ogni cosa.100%: fiato sospeso Scarlett sta arrivando al 100%.
  2. Il capo degli spacciatori è alle sue spalle, le sta per sparare in testa.
  3. Spara i suoi colpi.
  4. Lucy non c’è più.
  5. Dove è andata? Non vorrei svelarvi il finale, ma Lucy è diventata Dio già, è diventata un essere che è ovunque, parole sue testuali ok ci siamo persi sul finale carino il film, ma niente di che.

Insegnamenti La morale del film, ciò che abbiamo imparato, è che i delfini sono più intelligenti di noi. Carini i delfini!

  1. Roberto Morra
  2. ,
  3. ,

: Lucy -I delfini sono più intelligenti di noi?

Quanto può stare un delfino senza respirare?

Il segreto dell’apnea nei mammiferi marini – Corsi Apnea Roma L’apnea nei mammiferi marini ha da sempre affascinato molti ricercatori e biologi. Essi infatti, negli ultimi vent’anni, hanno mostrato un interesse sempre più acceso e mirato a voler comprendere quale sia il segreto delle lunghissime immersioni, fatte trattenendo il respiro, di questi meravigliosi animali acquatici.

  • Alcune specie marine, tra cui ricordiamo le lontre di mare, i delfini e le balene, riescono infatti a rimanere sott’acqua senza respirare per un periodo di tempo che spesso supera i 30 minuti.
  • Questa straordinaria capacità consente loro di raggiungere quote abissali misurate in ben oltre i 2000 mt.
  • Il capodoglio (Physeter macrocephalus) per esempio, può restare in immersione anche per più di 60 minuti, mentre la foca (Phocidae) riesce a nuotare in apnea per quasi 90 interminabili minuti.

La peculiarità di questi mammiferi sta nel fatto che riescono non soltanto a trattenere il respiro per lungo tempo ma anche a rimanere concentrati e lucidi durante l’intera immersione in apnea. Essendo anche predatori, infatti, si trovano spesso a dover individuare ed inseguire le loro prede durante l’intera immersione e lo fanno resistendo alle enormi pressioni idrostatiche che i loro corpi sono costretti a subire durante la discesa nelle profondità del mare.

  • Un gruppo di ricercatori della University of Liverpool, della University of Mantioba e della University of Alaska, ha di recente pubblicato uno studio molto interessante sulla rivista Science.
  • Attraverso questa ricerca si è cercato di comprendere quali meccanismi fisiologici si celassero in questi mammiferi durante le loro discese negli abissi.

Gli scienziati si sono essenzialmente concentrati nell’osservazione di una proteina, la mioglobina, Quest’ultima è una proteina importantissima la cui funzione specifica è principalmente quella di legare l’ossigeno; essa infatti, presente nei tessuti muscolari di tutti gli animali, sia terrestri che acquatici, si presenta in elevate quantità tanto nei pinnipedi quanto nei cetacei.

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La caratteristica del tutto singolare che consente però a questi “signori del mare” di avere apnee così lunghe, è la presenza della carica elettrica positiva sulla superficie di questa indispensabile proteina globulare. Questa peculiarità di fatto impedirebbe di far attaccare le molecole le une alle altre durante lo schiacciamento derivato dalla pressione del mare.

Gli scienziati hanno quindi potuto affermare che l’elevata presenza di mioglobina e la presenza della carica elettrica, consentirebbero di far trasportare più efficacemente l’ossigeno nelle strutture muscolari e nel cervello durante le immersioni profonde.

  1. Questo adattamento chiave ha consentito a questi campioni dell’apnea di stabilire record unici al mondo.
  2. Il detentore assoluto che però si è contraddistinto per le sue incredibili immersioni subacquee è stato lo Zifio (Ziphius cavirostris).
  3. Appartenente all’ordine dei cetacei, lo Zifio viene descritto dai ricercatori come un nuotatore rilassato e tranquillo; nuotando ad una velocità di circa 3 nodi, secondo uno studio del team di ricerca del Cascadia Research Collective, è infatti riuscito a stabilire il record di immersione in apnea scendendo fino alla straordinaria profondità misurata in 2992 metri e calcolata in un tempo di 137,5 minuti.

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Quanti anni può avere un delfino?

In un delfinario infatti raramente un delfino vive più di 20 anni, mentre in mare ha una speranza di vita fino a 50 anni!

Che gusto ha la carne di delfino?

Tra le molte novità nel mondo dei cetacei, è di pochi giorni fa la notizia della scoperta di una nuova sottospecie di megattera e della rivelazione che i delfini possiedono un solo gusto: il salato.

Come si chiama la femmina del delfino?

S.f. [da delfino2, come traduz. del fr.

Come si drogano i delfini?

Lo sapevi che i delfini si drogano? Non è una vera e propria droga, ma l’effetto che fa è simile a quello che può produrre una sostanza stupefacente sull’essere umano. E i delfini, animali intelligentissimi, hanno scoperto come ottenere un effetto.

stupefacente in modo naturale. La loro droga è, infatti, l’aria di un tipo particolare di pesce palla che, se aspirata in piccole quantità, può essere tossica per i nostri amici e procurare qualche momento di trance. Alcuni scienziati inglesi, mentre facevano le riprese per un documentario sui delfini, hanno osservato questi mammiferi passarsi delicatamente un pesce palla, annusarlo e poi trascorrere qualche momento in trance galleggiando quasi come ipnotizzati.

Guardate questo video! (La tartaruga è un robot acquatico dotato di telecamere) VIDEO: DELFINI CHE SI DROGANO E non sono gli unici animali a drogarsi. Gli elefanti, per esempio sono dei grandi bevitori e ubriaconi. Scopri qui come fanno: I gatti si drogano con l’erba gatta, e ancora le mucche, le capre, le scimmie e anche alcune specie di uccelli riescono a farlo utilizzando sostanze naturali o altri animali che, intossicandoli leggermente, producono in loro effetti davvero strani! 23 marzo 2014 : Lo sapevi che i delfini si drogano?

Dove uccidono i delfini?

Strage di delfini alle Isole Faroe: perché? – ONA Ambiente Una tradizione vichinga come alibi per l’uccisione di circa 1500 mammiferi marini. Una strage senza senso che ha sconvolto il mondo ma è legale per il governo scandinavo. La caccia alle balene e ai delfini è una tradizione ormai consolidata nelle Isole Faroe (un territorio autonomo della Danimarca ).

Quanto costa la carne di delfino?

Tempo di lettura: 3 minuti Quanti Denti Ha Il Delfino Filetto di delfino essiccato nel piatto: basta usare la parola d’ordine e in pochi minuti, sul tavolo di alcuni ristoranti laziali, arriva il “mosciame” di cetaceo. La notizia, portata alla ribalta da un servizio inchiesta del programma “Le iene” svela qualcosa di cui si parlava anche qualche anno fa (si trovano articoli datati 2005 sul Corriere della Sera): il commercio e la cucina a base di carne di delfino non sono finiti.

Nonostante un decreto legge (quello del 3 maggio 1989) che vieta espressamente di “pescare, detenere, trasportare o commerciare esemplari” di cetacei, tartarughe e storioni nel nostro paese se non per “motivate esigenze di conservazione faunistica o di ricerca scientifica”, in alcuni luoghi il filetto di delfino, definito “mosciame” (piatto che può essere realizzato anche con la carne di tonno), rimane una prelibatezza, ovviamente segreta.

Il servizio mostra come, conoscendo le persone giuste e le parole d’ordine, esistono ristoranti in cui è possibile degustare la carne di questo cetaceo, oppure acquistarla per un prezzo che si aggira attorno ai 180 euro al chilo (più o meno come la bottarga).

  1. Spesso, come raccontano i protagonisti delle immagini dell’inchiesta, i delfini rimangono impigliati nelle reti e i pescatori, invece di segnalare la situazione alla Capitaneria di Porto, li trattano, sfilettandone la carne, per poi smerciarli in maniera clandestina.
  2. I delfini finiti nelle reti possono essere già morti, o vengono finiti una volta issati sui pescherecci.

Ma non solo: succede anche che questi cetacei vengano cacciati apposta per questa finalità, dato che il mercato esiste ed è anche redditizio. Nella tradizione culinaria italiana i piatti a base di delfino non sono nuovi ed i territori in cui il mosciame rappresentava una prelibatezza locale erano soprattutto Liguria e Sardegna.

A quanto pare anche il Lazio, ora, si aggiunge alla lista. Questa pratica è illegale e spesso, per sfuggire ai controlli, i pescatori sfilettano il delfino facendo in modo che la carcassa assomigli a quella di un tonno o di un pescecane. La speranza è che questo servizio televisivo, possa fungere da deterrente per tutti coloro che ancora praticano questo tipo di commercio e mettere in guardia anche i consumatori.

C’è inoltre da ricordare che i delfini, essendo al vertice della catena alimentare, hanno spesso carni cariche di elementi tossici come il mercurio, dannoso per la salute umana, per non parlare, a priori, della pratica decisamente avvilente di nutrisi di una specie minacciata non solo dalla pesca intensiva ma anche dall’inquinamento da plastica sempre più grave dei nostri mari (su questo argomento è illuminante il documentario di Candida Brady “Trashed” con Jeremy Irons).